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Descrivere l’eruzione del 1669 non è mai stato semplice, poiché si tratta di una delle più violente della storia.

Milioni di metri cubi di lava emessi durante questa violenta eruzione che, in soli 4 mesi, riuscì a raggiungere la città di Catania che ai tempi era circondata da alte mura.

A differenza di quello che si può pensare però, pare che non ci siano state molte vittime.

Questo perché nei giorni antecedenti all’eruzione vi furono tantissime scosse di terremoto che fecero presagire la catastrofe e portarono all’evacuazione delle zone vicino la montagna.

Tutti i cittadini infatti si rifugiarono a Catania dove, per via della lontananza, le scosse erano molto più lievi.

L’ INIZIO DELL’ERUZIONE DEL 1669

L’11 Marzo del 1669 sul versante sud dell’Etna si apre una frattura di diversi chilometri che andava da Monte Frumento Supino, a quota 2.800 metri, fino a piano San Leo per poi estendersi fino a piano Nocilla.

Si aprirono diverse bocche ma nella notte tra l’undici e il dodici Marzo si aprono i Monti Rossi, nell’attuale comune di Nicolosi.

Diversi furono i danni per paesi come Pedara, Trecastagni e Viagrande a causa del materiale piroclastico ricaduto che seppellì molte case.

La colata si diramò in tre direzioni:

  • sulla parte orientale con fronte lavico di oltre 2 km che scese verso il cono di Mompilieri e che distrusse tutto quello che incontrò, compreso il paese di Malpasso. La colata si arrestò sulle colline di Valcorrente, poiché non avendo sufficiente gravità non poté più proseguire;
  • l’altra colata, in direzione più occidentale, puntò il paese di San Giovanni Galermo e in parte lo distrusse. Fortunatamente però, la colata si fermò dopo aver avanzato per un altro centinaio di metri;
  • Il braccio centrale della colata fu quello che più di tutti allarmò i cittadini catanesi. In poco meno di un mese i cittadini videro il fronte lavico arrivare alle porte della città.

L’ERUZIONE ALLE PORTE DI CATANIA

Il 04 Aprile del 1669 la lava arrivò sulla gurna di Nicito (un piccolo lago dove scorreva il fiume amenano) e la ricoprì in poche ore, facendola scomparire.

Le mura della città servivano a proteggere quest’ultima dalle invasioni nemiche ma furono altrettanto utili per rallentare il flusso lavico.

In soli due giorni però il fronte lavico riuscì comunque a circondare le mura, che però non resistettero alla violenza dell’eruzione.

Fu così che la colata riuscì ad invadere la città distruggendo diverse abitazioni.

Il 15 luglio si concluse la più devastante eruzione dell’Etna che in 4 mesi provocò la distruzione di più di 13 città.

Anche se non uccise direttamente la popolazione, l’eruzione causò diversi danni alle coltivazioni e provocò l’uccisione di tantissimi animali: tutto ciò provocò il mal nutrimento, e molto spesso la morte, di gran parte degli abitanti.

I resti di questa grande eruzione sono ancora visibili a Catania sia alla base del castello Ursino e sia nei pressi di Piazza Currò, dove è possibile visitare una grotta formata a seguito dell’eruzione.

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ERUZIONE 1669